Articoli taggati testimonianza

O Carnaval fora de epoca e la gioia cristiana

Scrive don Marco Bassani

Mi è successo un fatto, che mi ha riempito di gioia e che provo a raccontarvi.
Da un paio di mesi circa la nostra Parrocchia è coinvolta nell’ennesimo conflitto con il Sindaco locale (non so se può dire sindachessa in italiano, visto che in realtà di una donna si tratta). Il motivo del contenzioso è la decisione della suddetta e della sua amministrazione, di realizzare “O Carnaval fora de epoca”, ovvero un carnevale straordinario, esattamente nei giorni della nostra Festa Patronale. Come potete immaginare, da queste parti, sia il carnevale, che la Festa Patronale, sono due eventi socialmente rilevanti, di difficile comparazione con la nostra realtà lombarda. Tanto per concludere questa premessa, è bene sapere che questa iniziativa non è piovuta dal cielo casualmente, ma è la sua risposta al Parroco e al Consiglio Pastorale, che a Gennaio hanno sospeso, a seguito di una campagna elettorale scandalosa, la celebrazione della Messa “di presa di possesso”, all’inizio del suo mandato amministrativo.
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Visita di seminaristi milanesi a don Marco Bassani

Siamo Riccardo e Nicola, due seminaristi che hanno accettato la proposta del Seminario per un’esperienza in terra brasiliana. Atterrati a Sao Luis, capitale della regione del Maranhao, situata nel nord – est del Paese, abbiamo poi raggiunto la città di Dom Pedro.
Per gran parte della nostra permanenza siamo stati ospitati nella parrocchia “Nossa Senhora de Nazareth” presso la casa del parroco, padre Marco Bassani, prete Fidei Donum della Diocesi di Milano partito per il Brasile nel 2002.
Dotato di una voce tuonante e di un passione per la verità e la giustizia sociale da far invidia allo stesso Giovanni Battista, il nostro parroco ci ha permesso di conoscere, oltre alla vivacità e alla festosità che caratterizza il popolo maragnense, la povertà sociale indotta dai pochi ricchi proprietari della terra (i fazenderos) e la consecutiva incapacità di riscatto della dignità umana da parte dei poveri. Leggi il seguito di questo post »

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I cicloni di Haiti ed il ciclone della solidarietà

Sono dovuti arrivare tre cicloni per rimettere, per qualche giorno, in prima pagina Haiti. Eppure orma da un po’ di anni, a Haiti è ai primi posti nella povertà , nel degrado ecologico, nell’AIDS, nella corruzione… Ma ciò che vale per i mass- media non è lo stesso per Abbiate, Tradate, Ceppine, perché lì ci sono persone interessate ad Haiti costantemente e con passione. E’ la coscienza cristiana è l’appartenenza alla chiesa universale, è l’amicizia con dei preti è la voglia personale che fanno sentire agli Haitiani che cosa è la carità. Tra Rawanj e la comunità del Croficisso c’è un rapporto non solo di conoscenza, di relazione, ma anche di comunione, di solidarietà concreta religiosa e civile. Il cammino delle due comunità passa attraverso la conoscenza e il rapporto tra persone che, animate dalla fede e dalla voglia di vivere, si danno la mano fiduciose. Siamo diversi, bianchi e neri; parliamo lingue diverse, italiano e creolo; abbiamo attività differenti, agricoltura e terziario; ma abbiamo uno stesso cuore, la stessa carne umana, viviamo la stessa terra. Per questo lavoriamo, lottiamo, soffriamo, gioiamo insieme.
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La sfida di essere cristiano

Pubblico con gioia questa bella testimonianza di don Alberto Dell’Acqua, mio amico e compagno di messa, non perdetevela.

A pochi giorni dalla mia ri-partenza per il Camerun (2 luglio p.v.), mi sono concesso uno stacco e dei giorni di preghiera al C.U.M. (Centro Unitario Missionario) di Verona, il luogo che 3 anni fa mi aveva ospitato per il mese di preparazione culturale e spirituale all’Africa.

Questa pausa mi ha offerto la possibilità di ripercorrere i due anni trascorsi nella nuova Parrocchia di Djamboutou – Garoua e anche i due mesi di questa mia prima vacanza italiana.

Mi sembra di poter rileggere l’esperienza che sto vivendo, attraverso l’immagine della “SFIDA”. Intendiamoci subito bene, però: non la “sfida” di quello che nell’immaginario collettivo (e falsato) è la figura del “missionario-eroe” che passa tutto il giorno a lottare contro chissà chi e chissà cosa o a compiere chissà quali imprese leggendarie, che solo lui può realizzare e solo in queste terre lontane e misteriose si possono compiere. Niente di tutto questo! E’ invece quella che intendo come la continuazione della “sfida” di ESSERE CRISTIANO e per me di esserlo da PRETE, una sfida che vale sempre e ovunque: l’ho vissuta nei 7 anni di Gallarate e nei 7 anni monzesi e ora, con sottolineature differenti, ma con un denominatore comune, la sto vivendo là; e questa è anche la sfida che ciascun cristiano, di qualsiasi tempo e di qualsiasi parte del mondo, è chiamato a vivere.
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