Articoli taggati riflessione

Don Giuseppe Noli: “In Italia mi mancava la messa della domenica

Pubblico questa riflessione ricevuta da don Giuseppe Noli sulla la messa della domenica e l’annuncio del vangelo.

La Chiesa è cooperatrice alla diffusione del vangelo nel mondo di oggi

L’anno scorso di questi tempi (ottobre-novembre 2008) ero in Italia e una delle cose di cui sentivo la mancanza era la Messa della domenica. Eppure ogni domenica celebravo due o tre Messe.
Mi mancava il calore della gente, mi mancava il canto ritmato del tamburo, mi mancava il silenzio così denso da poterlo toccare, mi mancava l’abbraccio di pace, mi mancavano gli sgargianti colori e le “stravaganti” mode dei vestiti.
Mi mancavano gli occhi grandi, spalancati, bianchi dei bambini e delle bambine di Marrouge, impossibile da tenere fermi. Mi mancava la vicinanza dei fedeli quasi appiccicati l’uno all’altro e in processione per l’offerta e la comunione…perchè in tutto questo ritrovo, sento, sperimento, vivo la vita di un popolo generato dalla presenza fascinante del Misterioso Risorto fino a farmi…emozionare.
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Figura e identità del sacerdote, oggetto di riflessione nell’anno sacerdotale

Nota di don Giuseppe Angelini.
Venerdì 19 giugno, giorno della festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, è iniziato anche l’anno sacerdotale, indetto da Benedetto XVI prendendo occasione dal 150° anniversario della morte del santo Curato d’Ars. Tale anniversario è però, con tutta evidenza, soltanto un’occasione; l’attenzione della Chiesa tutta, la sua
riflessione e la sua preghiera, doveva essere richiamata al tema del ministero del sacerdote in forza di argomenti obiettivi e urgenti. Il tema del sacerdote è di rilievo assolutamente centrale per farsi un’idea del destino complessivo del cattolicesimo del nostro tempo.
Se dovessimo affidarci ai criteri suggeriti dalle proiezioni statistiche, dovremmo concludere che la Chiesa sta per finire. Fino ad oggi infatti ha potuto sussistere solo grazie al ministro dei preti. Grazie, più precisamente, a una precisa figura di sacerdote: celibe, dedito dunque al ministero a tempo pieno. Pieno era non soltanto il tempo dedicato dal sacerdote al ministero; pieni erano anche la cura, il cuore, la mente, i pensieri, le energie tutte dedicate al ministero.
Dal punto di vista della legge canonica la figura del prete non è cambiata, certo. E tuttavia sempre più frequenti sono le riserve elevate ad alta voce nei confronti di quella figura di prete. Qualche sospetto nasce anche a proposito della tenuta di quella figura di sacerdote nella coscienza dei giovani sacerdoti. Con certa frequenza i sacerdoti anziani esprimono nei confronti di quelli giovani un sospetto, che abbiano – per così dire – una doppia vita: la vita del ministero e la vita privata. Ma perché, si obietterà, non dovrebbe essere lecito a un prete avere una vita privata? Probabilmente, occorrerebbe intendersi in maniera più precisa a proposito del significato di tale espressione. In ogni caso, la questione non è che cosa sia permesso e che cosa no, ma che cosa giovi. Che un sacerdote abbia il diritto, e anzi il dovere, di momenti di rapporto personale, e anche di amicizia, suoi personali, che non possono essere ridotti alla figura di momenti del ministero, è evidente. E tuttavia la sua missione, e dunque la sua figura di ministro della Chiesa, deve certo connotare tutti i suoi rapporti. Questo oggi non pare accadere sempre; e se non accade, non è a motivo di una decisione consapevole di diverso genere, ma in conseguenza di un’incapacità obiettiva di vedere come l’identità sacerdotale possa connotare tutti i momenti della vita. Leggi il seguito di questo post »

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Povertà, Parola e Vita comunitaria, caratteristiche determinanti dell’essere cristiano

Scrive don Marco Bassani dal Brasile

Misurare tutto in termini qualitativi significa, per me, preoccuparsi, sempre e innanzitutto, della “qualità” della semente, che collochiamo in questo terreno speciale, che chiamiamo Vita. Di fatto il Vangelo ci dice, chiaramente e ripetutamente, che la nostra missione di cristiani è di continuare a seminare, ripetutamente, la semente del Vangelo, così come si colloca il lievito nella farina per farla lievitare. Non spetta a noi fare i conti con il prodotto finito, che sia esso un campo di grano maturo o una folla riunita per gridare: Gesù è il Signore! E’ il Signore il padrone della messe; solo Lui sa, come e quando, raccogliere i frutti.
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I fideidonum di Huacho per l’assemblea del clero

I fideidonum di Huacho per l’assemblea del clero diocesano di Milano

Noi Sacerdoti Fidei Donum inviati a Huacho – Perú abbiamo condiviso alcune riflessioni in vista dell’assemblea diocesana del clero. Le offriamo con fiducia e come un segno di una comunione che sentiamo reale con la nostra chiesa di origine e con il presbiterio di cui continuiamo ad essere membri.

1. Istruiti dalla missione

Nella nostro incontro di gruppo ci siamo riconosciuti “istruiti dalla missione”sia sul versante personale che comunitario. Riporto una piccola antologia di osservazioni su questo tema:

- Qui devi comunicare, ascoltare e non fare, proporre e non imporre, valorizzare la presenza dei laici, delle religiose. In questo modo impari e ti purifichi.

Forse é questo lo stile “eucaristico” che dovremmo apprendere e insegnare e vivere nella Santa Messa che, con gli anni, ti accorgi che é la ricchezza, più grande che hai, l’occasione più feconda per entrare nella vita della gente, lo stile vero che devi dare.

- Nel nostro contesto l’Eucaristia non è assicurata per tutte le comunità: soprattutto i piccoli pueblos delle zone agricole sono visitati solo raramente dal sacerdote.

Sentiamo l’importanza di una linea pastorale che formi i laici e faciliti la realizzazione dell’incontro domenicale delle piccole comunità anche in assenza di celebrazione eucaristica.

- Da un anno sto ascoltando e osservando. Obbligato prima dalla precarietà del mio castigliano, poi da una realtà che andava articolandosi diventando sempre più complessa, il mio udito e la mia vista si abituavano piano piano ad ammettere: “questo non l’avevo ancora visto”… “questo l’avevo capito diversamente”… “qui mi ero proprio equivocato!”. Vedere e ascoltare non sono per me attitudini nuove ma la missione in un altro continente le hanno fatte diventare scelta strategica, opzione pastorale, obbedienza a una storia sacra.

- La mia fede, specialmente il primo anno, l’ho dovuta rivedere. Mettere alla prova. Confrontare. Il contatto con civiltà antiche, con popoli che per secoli hanno vissuto senza Cristo, alcune modalità di evangelizzazione che imponeva la fede, che non era sostenuta da una chiesa sempre esemplare, tutto questo ti pone tante domande: Ma é proprio la nostra piccola croce di Gesù a salvare?

Sì, é proprio la Croce di Gesù, la luce che mi ha illuminato nei turbamenti più profondi, di fronte al dolore, la ingiustizia, la cattiveria. Vedere certe donne, persone umiliate… solo guardando il crocefisso ti si apriva il cuore a dare una parola di speranza. Allora capisci che forse é la storia del dolore il vero denominatore comune di tutte le storie di popoli e persone. Tutti sono nel dolore e quindi Gesù, crocifisso, risorto, diventa il fratello universale. E nasce la speranza.

2. Un contributo sul metodo della Assemblea del clero.

Un contributo della Chiesa Latinoamericana è sicuramente il metodo del Vedere, Valutare, Agire (ver, juzgar, actuar), utilizzato anche nell’ultima conferenza dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida. Il “vedere” si può facilmente sovrapporre all’ “ascoltare” della nostra chiesa di Milano. Speriamo proprio che faccia suo questo metodo nelle sue tre tappe, riconoscendone esplicitamente la paternitá Latinoamericana fin dal 1968 (Medellin)! La chiesa sudamericana da decenni ha praticato l’ascolto della realtà, per comprenderne i cambiamenti e i segni dello Spirito. Riconoscere esplicitamente questa ricchezza metodologica sarebbe un bel gesto di accoglienza dell’esperienza delle altre chiese, con le quali la Diocesi di Milano sta collaborando da anni.

3.I frutti sperati dall’assemblea del clero diocesano.

A) L’ascolto permanente e personale che precede ed accompagna le decisioni che toccano la vita del prete.

Non pensiamo che il tema dell’ascolto del clero si esaurisca nel tempo e nelle modalità di una grande assemblea. C’è un ascolto che passa nella relazione personale e non può essere mediato da grandi strumenti. Anche il sacerdote diocesano, preparato per ascoltare, ha bisogno di chi lo ascolti. A un livello profondo di accompagnamento spirituale, ma anche al livello ugualmente importante della programmazione pastorale. I grandi cambi di rinnovamento della vita diocesana in questi anni hanno toccato concretamente non solo la funzione del prete, ma anche la sua vita personale.

C’è chi ha sofferto ristrutturazioni pastorali che sono passate sopra la sua testa. C’è una grande sete di essere ascoltati e presi in considerazione dai superiori. Si cerca e si attende una possibilità di ascolto e colloquio personale. Questa è la base per una serenità anche nei momenti delicati dei cambi. É questione di rispetto e di attenzione alla persona ed è un metodo che scioglie in anticipo molti possibili elementi di crisi.

B) La crescita ed il rinnovamento di una disponibilità reale ad andare, partire ancora, senza timore.

La vita qui in Perù ci aiuta a semplificare un po’ tutto: esigenze, attese, fede, bisogni. Non ha tolto però quell’ansia apostolica che ci hanno dato i nostri padri…nei seminari; e questa voglia apostolica la consideriamo una delle realtà più belle ricevute da Milano e bel regalo da dare alla diocesi qui. L’idea che il tempo va sempre sfruttato per avvicinare tutti e colorare di fiducia cristiana la vita.

La missione ci ricorda che la pastorale non si rinchiude negli spazi del religioso, ma è impulso profondo e perenne a lasciarsi attrarre per Gesù là dove gli uomini amano, vivono, soffrono per condividere le loro attese e speranze profonde permettendo che la luce del vangelo le illumini.

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Forum Mondiale dei Teologi della Liberazione e Forum Sociale “Un altro mondo è possibile”

Analisi critica di don Marco Bassani

Carissimi amici,

cerco di rubare i minuti alle molte cose da fare, all’inizio di questo nuovo anno pastorale brasiliano, ma penso che valga la pena condividere con voi l’esperienza che ho appena vissuto, partecipando al Forum Mondiale dei Teologi della Liberazione e al Forum Sociale “Un altro mondo è possibile”. Che posso dirvi? É stata un´esperienza interessante, che valeva la pena fare, per conoscere questa realtà, che, perlomeno in passato, ha suscitato non poche speranze. Adesso, dirvi se ritornerò per le prossime edizioni, non lo so, perché, a caldo, la vedo come una realtà abbastanza contraddittoria. Certamente, salvo novità nell’organizzazione, non ritornerò per il Forum Teologico. Innanzitutto perché si è parlato molto di liberazione, dall’inquinamento, dal degrado ambientale, dalla deforestazione dell’Amazzonia, ma poco di Teologia. A volte mi sembrava di stare in un congresso di ecologisti o di ambientalisti. Capisco che posso darvi l’impressione di essere diventato ciellino, ma continuo a pensare che in un Forum Teologico il centro propulsore debba essere una riflessione che parta dalla storia di Gesù di Nazareth, per rileggere, a partire da Lui il nostro presente, le nostre catastrofi e cercare in Lui le risposte. Sì sappiamo che una certa teologia, così come certi cristiani, danno un po’ per presupposto la fede in Lui, per riflettere di più sui mezzi e i cammini umani di liberazione dai vari problemi che ci affliggono. D’altro canto, io, che non sono certo un “paolotto”, mi sono sentito molto a disagio con questa mancanza di riferimento esplicito a Gesù Cristo, perché alla fine si è fatto un gran parlare di liberazione, ma non si è detto niente di specificamente cristiano, dando l’impressione che noi non abbiamo niente di tipicamente nostro da dire. In questa confusione, o nebbia assiologia, voi potevate vedere tranquillamente una delle tante teologhe statunitensi “in voga” strappare gli applausi con le sue invettive contro “l’autoritarismo romano che ancora criminalizza le donne che abortiscono e non permette una civilissima accettazione di questa legislazione in tutti i paesi del pianeta, compreso il Brasile”.
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Riflessioni di don Vittorio Ferrari dal Perú

Don Vittorio Ferrari, fidei donum della diocesi di Milano, inserito nella parrocchia di Sayán, diocesi di Huacho, Perú, ha appena pubblicato nel suo blog una bella riflessione sui suoi primi anni passati in missione. In essa descrive il suo cammino di fede: vi invitiamo a leggerla e commentarla.

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Riflessione di don Marco Bassani per il mese missionario

Carissimi amici,

spero che stiate tutti bene. Io globalmente non posso lamentarmi; del resto la vita non é una passeggiata romantica. Colgo l´occasione di alcune sollecitazioni a scrivere qualcosa per il mese di Ottobre, il mese missionario, per mettere a fuoco alcuni pensieri che mi sono passati per la testa in questi ultimi tempi; in particolare in occasione di una due giorni di formazione promossa dalla mia Diocesi, per approfondire il Documento conclusivo del CELAM 5. Come forse giá sapete, questo importante incontro dei Vescovi dell´America Latina e dei Caraibi ha fatto un´analisi molto profonda e puntuale sulle situazione delle nostre Chiese qui in America Latina e, di fatto, ha lanciato una nuova grande missione continentale, per ri-evangelizzare (qualcuno direbbe evangelizzare ex novo) queste terre, che stanno assistendo ad un rapido, quanto drammatico, processo di secolarizzazione e paganizzazione.
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