L’economia ha bisogno dell’etica come dimostrano l’imporsi di una finanza etica e dei sistemi di microcredito e microfinanza. Negli interventi per lo sviluppo va messa al primo posto la centralità della persona umana, mentre gli organismi internazionali devono interrogarsi sull’efficacia dei loro stessi apparati di cooperazione rispetto ai fini che perseguono. È uno dei passaggi centrali della nuova enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, pubblicata oggi e firmata dal Papa nei giorni scorsi.
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L’economia e la finanza etica nell’enciclica di Benedetto XVI
Educazione e scuola: prospettive cristiane
1. Il contesto attuale del mondo educativo in America Latina
C’è una difficile convivenza tra stato e Chiesa: sempre più le nuove costituzioni e il contesto sociale tendono a escludere la formazione etica e morale; l’educazione ha spesso dimenticato la globalità degli ambiti educativi (educazione non é solo la scuola); il grande soggetto dimenticato é la famiglia; la scuola cattolica rappresenta solo l’8% degli istituti scolastici.
Spesso non si é costituito un progetto unitario tra le diverse agenzie educative presenti sul territorio (famiglia, scuola, parrocchia…). Manca una formazione umana di base su cui costruire l’essere cristiani: c’è moltissimo nozionismo, molta catechesi e dottrina, e poco percorso esperienziale che porti ad un incontro maturo e personale con Cristo. Si denota carenza di formazione e accompagnamento dei docenti. C’è un frequente distacco tra la realtà e la progettualità. Lo sviluppo di un progetto spesso si basa su una lettura non corretta del contesto. Questo comporta una difficoltà ad accettare le persone che abbiamo di fronte.
Il giovane é alla ricerca di un’appartenenza e di una sicurezza che trova in gruppi strutturati, positivi o negativi che essi siano. Per quanto riguarda i mass media, di fronte ai mezzi di comunicazione ci sentiamo impreparati e non abbiamo il coraggio e la capacità di utilizzarli adeguatamente in funzione dell’educazione.
2. Sfide e obiettivi per il nostro cammino missionario nel mondo educativo di oggi
2.1 Evangelizzazione
La crisi delle scuole cattoliche e la loro scarsa considerazione da parte della società vanno vissute come un “Kairos”, ossia come un tempo opportuno per riscoprire la nostra identità. Abbiamo l’occasione per riprendere il nostro ruolo e lasciare agli altri le loro competenze. É una chiamata per uscire dai nostri “cortili di cristianità” ed entrare nelle “piazze” per incontrare l’umanità, specialmente la più povera. Di fronte a questa situazione non dobbiamo correre il rischio facile di difendere ciecamente la Chiesa come istituzione, ma dobbiamo rimanere fedeli al suo mandato di servizio e promozione della vita. C’è necessità di testimoni e pastori più che di maestri e catechisti.
2.2 Formazione
È necessario, oltre a quello legittimo e naturale della famiglia, definire tutti i soggetti educativi e i loro ruoli. Torniamo all’etimologia dell’educare come “e-ducere”, “tirar fuori la perla preziosa” che ciascuno porta dentro per accompagnare l’uomo nella sua crescita e autoconsapevolezza.
La formazione va intesa nella sua globalità e complessità, ovvero deve essere una formazione integrale (umana e cristiana). Va posta al centro dell’azione formativa la famiglia, coinvolgendola nel processo educativo come protagonista. La persona deve essere accolta con tutto il suo vissuto, la sua storia, la sua famiglia. È utile anche che ci proponiamo come accompagnatori degli insegnati.
2.3 Missione
Va proposta la pedagogia della misericordia, ovvero non creare progetti esclusivi ma mantenere uno sguardo attento alla realtà circostante. Occorre favorire l’interazione tra parrocchia e scuola, affinché quest’ultima diventi un luogo di evangelizzazione e di promozione umana. A tale scopo é necessario mobilizzare e organizzare i credenti presenti nella scuola (professori, operatori scolastici, alunni, genitori, ecc..) affinché siano testimoni di Cristo. L’attenzione al mondo dell’adolescenza ci spinge a considerare che da questo stesso mondo dobbiamo sapere estrarre le risorse e le potenzialità che in esso sono contenute, convinti che non c’é migliore evangelizzatore di un adolescente che un altro adolescente. Dobbiamo infine essere più presenti nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale.
Da un punto di vista prettamente organizzativo, va promossa una pastorale d’insieme organica e coordinata tra le varie agenzie educative.
Fonte: Sintesi Tematica dell’incontro missionari italiani a Lima 2009
Declaración final del CAM 3 – Quito – Ecuador
Al culminar el Tercer Congreso Americano Misionero (CAM 3 – COMLA 8), realizado en Quito – Ecuador, se publicó una Declaración Final, donde los participantes resaltan que la Iglesia en América Latina se encuentra preparada para anunciar el Evangelio de Jesucristo a través de la Misión Continental, para construir un mundo más fraterno, justo y solidario.
En verdad las cuatro páginas del documento me parecieron muy lindas.
En esta declaración, se señala que la Iglesia, comunidad llevada por el Espíritu Santo, nos impulsa a configurarnos con Cristo, para formar hombres nuevos y solidarios con el prójimo. “Como Laicos, Religiosos, Sacerdotes y Obispos de América, asumimos con entusiasmo y corresponsabilidad eclesial la “Misión Ad Gentes”, que implica una conversión personal y cambio de estructuras pastorales para que el Evangelio llegue a todos los hombres y mujeres sedientos de Dios”, dijeron.
De igual forma, los participantes asumieron como desafío experimentar y suscitar cambios concretos y estructurales que promuevan la dignidad humana, así como crear espacios de formación y diálogo para ser testigos de la Buena Nueva en el mundo contemporáneo.
El texto completo de la Declaración Final del Tercer Congreso Americano Misionero (CAM 3 – COMLA 8 ) puede leerse en:
http://www.cam3ecuador.org/espanol/Mensaje%20Final.pdf
¿Cuantos son los fidei donum de España e Italia en Latinoamérica?
Un interesante documento publicado en la página del CELAM : http://www.celam.org/documentos_celam/doc_15.doc
Aquí reporto el texto por si lo van a borrar del CELAM
LOS SACERDOTES “FIDEI DONUM” EN LA ÉPOCA DE LA GLOBALIZACIÓN, DE LA INTERDEPENDENCIA Y DE
LA UNIVERSALIZACIÓN
de Mons. Paolo Mietto 1
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Il problema della fame e la ingiustizia economica secondo la CEI
“Con i mezzi di cui oggi l’umanità dispone è moralmente inaccettabile che vi siano ancora migliaia di persone che muoiono di fame, restando insoddisfatto il loro bisogno primario di accesso al cibo (…). Lo sviluppo dell’agricoltura e l’attenzione al mondo rurale devono essere ben presenti a quanti sono chiamati a compiere scelte politiche di lungo respiro”: è centrato sulla problematica della crisi alimentare mondiale il messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, in vista della “Giornata del ringraziamento” che si celebrerà il prossimo 9 novembre. “Il problema della fame -sottolinea la Commissione della Conferenza episcopale italiana (Cei) – con la sua drammatica rilevanza etica e politica, non dipende tanto dalla disponibilità complessiva di cibo a livello globale, quanto dalla distribuzione non equa delle capacità di produzione e da fattori di arretratezza e ingiustizia economica e sociale, per i quali troppi esseri umani non hanno ancora un adeguato accesso agli alimenti anche in aree e Paesi del mondo autosufficienti quanto alla produzione agricola”.
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Giustizia e Pace e CIMI: lettera sui migranti
Lettera della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI) alle comunità missionarie in Italia nel contesto del corrente clima sociale politico culturale in relazione ai migranti
Siamo missionari/e, cioè migranti.
Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove, da ’stranieri’. Come tali ci siamo sentiti accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti di incontro, scambio ed arricchimento. Nei giorni di guerra e conflitti alcuni/e di noi sono stati protetti e salvati da coloro che ci “ospitavano” .
Conosciamo per esperienza la ‘debolezza’ di trovarsi in un Paese ’straniero’. Quegli anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati!
Come missionari/e siamo profondamente feriti da quanto sta accadendo nella nostra terra, rispetto ai migranti.
Ci preoccupa il ‘virus’ che gradualmente sta infettando non solo parte della nostra società, ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità missionarie! Un ‘virus’ che spinge a considerare immigrati, Rom, i “senza documenti”, come gente che ruba, violenta, diventa ‘il nemico’ che minaccia la nostra sicurezza.
Come missionari/e siamo profondamente indignati perché persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità della persona si afferma come radicale negazione di un comune progetto di umanità che insieme abbiamo la responsabilità di costruire.
La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ’spirito’ che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.
Come cittadini, ci preoccupa il rinnegamento dei valori portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti e prospettive di solidarietà e civile convivenza.
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.
Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.
Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e hanno a cuore la dignità della persona e i valori del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta dell’esclusione e della criminalizzazione dei migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno il germoglio di un futuro più umano per tutti.
Il futuro della nostra società è legato ai nostri cuori aperti e ospitali.
Mai senza l’altro!
Commissione Giustizia e Pace
Conferenza Istituti Missionari in Italia
Limone sul Garda,
27 Maggio 2008