Articoli taggati Camerun

Don Gnocchi beato, il Cardinale e la mamma del Fidei Donum

Don Alberto Dell’Acqua, prete diocesano classe 1991 e da tre anni e mezzo fidei donum in Camerun ha elevato una richiesta molto significativa al Cardinal Dionigi Tettamanzi, in occasione della beatificazione di don Carlo Gnocchi, che che sarà presieduta dallo stesso Arcivescovo di Milano, domani 25 ottobre 2009, in piazza Duomo.

Don Alberto ha richiesto al cardinale di aggiungere, durante la beatificazione di don Carlo Gnocchi, tra le tante richieste di intercessione, anche quella della guarigione di sua mamma sessantacinquenne colpita recentemente da un tumore al cervello.
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Un sacerdote affronta la malattia mentale

In questi ultimi tre mesi ho avuto anche modo di rendermi un po’ conto del problema della malattia mentale qui in Camerun del Nord, seguendo Eline quasi quotidianamente, prima in ospedale e poi a casa di suo fratello maggiore. Eline è una robusta ragazza ventunenne che non conoscevo fino a quando le sue urla di notte mi hanno svegliato e tormentato. Viene da un povero villaggio dell’Estremo Nord e ha la fortuna di avere un fratello maggiore che guadagna un bel po’ di soldi lavorando come direttore di un reparto nell’industria cittadina di lavorazione del cotone, oltre che due genitori che non l’hanno abbandonata nemmeno un momento di questa sua lunga malattia. Senza questa fortuna, Eline – come tanti e tante altre che vagano perduti e sporchi per la città o che restano legati a catene come animali quando la gente nei villaggi non sa più come cavarsela – non ce l’avrebbe fatta, visto che qui i Servizi Sociali sono pressochè inesistenti, soprattutto rispetto a questo tipo di problema, e visto che tutte le spese sanitarie sono a carico del malato e della sua famiglia. E’ anche un tipo di malattia che fa ancora paura a molti, perchè viene spesso interpretata come possessione diabolica o da parte di qualche “spirito cattivo”. Mi sono presentato a casa del fratello di Eline dopo due o tre notti che la sentivo urlare; il fratello l’aveva appena portata all’ospedale e allora ho cominciato ad andare a trovarla là. Eline ha subito accettato la mia presenza, nonostante che nel primo mese fosse molto disturbata dalla malattia oltre che molto affaticata a causa degli psicofarmaci. Pian piano ho avuto la gioia di vederla “rimettersi in piedi”, grazie al lavoro dell’unico infermiere professionale specializzato in psichiatria (che di conseguenza è anche primario del reparto all’Ospedale provinciale), così come grazie all’affetto dei suoi e in qualche modo anche alla mia vicinanza (c’è stato un momento in cui i genitori, non sapendo più cosa fare con lei, l’avevano legata mani e piedi e solo parlando con me un poco alla volta si è calmata ed ho così potuto liberarle prima i piedi e poi le mani). Ora Eline è rientrata al suo piccolo villaggio. Quando l’ho salutata e con lei ho salutato la sua famiglia, è stato per tutti un momento bello e commovente.

Don Alberto Dell’Acqua – Garoua – Cameroun

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La pastorale giovanile in zone agricole e le migrazioni per studio

Testimonianza di don Alberto Dell’Acqua, Garoua, Cameroun
Le difficoltà di una pastorale giovanile in una zona agricola nella quale i giovani aspirano alla città con i suoi studi superiori. Cosí in Cameroun, come in molte altre parti del mondo.

In questo periodo sto salutando un po’ di giovani che mi hanno dato un grande aiuto in questi 3 anni e mezzo e che ora partono per altri lidi (non preoccupatevi, non ve li mando in Italia sui barconi!): proprio ieri ho salutato anche Jean-Paul, il responsabile dei giovani della parrocchia che parte per l’università di Yaounde per iscriversi alla Facoltà di Legge. La “fuga” continua di giovani dalla nostra città ha infatti come una delle cause principali quella della mancanza di un’università nella regione del Nord (insieme a quella degli spostamenti repentini dei loro genitori – molti dei quali funzionari dello stato – a motivo del lavoro) : chi ottiene il proprio “BAC” (il “baccalaureato”, leggi: nostro diploma di maturità) è “costretto” a partire per il Centro, il Sud o l’Estremo Nord. Questo fa in modo che anche la pastorale dei giovani in città ne risenta molto: ogni anno bisogna ricominciare quasi sempre daccapo. Ecco un esempio: alla formazione dei responsabili dei giovani della città appena conclusa, i volti di quasi la metà dei giovani che mi daranno una mano nel proporre delle attività agli altri giovani il prossimo anno erano nuovi e oltre Jean-Paul, molti altri sono venuti a salutarmi prima di partire per la loro prima grande “avventura” lontano da Garoua;

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Don Daniele Baj nuovo parroco di Djamboutou – Cameroun

Da sabato 4 luglio 2009, don Daniele Baj è diventato il nuovo parroco di Djambotou con il passaggio di consegne tra lui e don Claudio alla presenza del nostro Vescovo locale; mentre domenica mattina – prima della “prima messa” di Didier – momento particolarmente commovente è stato il saluto mio e di don Daniele a don Claudio che cominciava il suo viaggio di rientro verso l’Italia (dopo nove anni passati qui) e verso la nuova “missione” che ormai lo attende là e non più in Africa: buon cammino, don Claudio!
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Papa Benedetto XVI in Camerun

Una visita particolarmente gradita e apprezzata in Camerun in questi ultimi giorni è stata quella del Papa: per la prima volta in Africa, Benedetto XVI ha scelto il nostro paese innanzitutto per consegnare simbolicamente l’”Instrumentum Laboris” per il “II Sinodo per l’Africa” che si terrà a Roma nel prossimo mese di ottobre. E’ rimasto 4 giorni al sud, a Yaounde, la capitale (a più di 1.000 km da dove siamo noi) incontrando i Vescovi, i sacerdoti e i religiosi, i rappresentanti della religione musulmana, i disabili di un istituto di riabilitazione, altri gruppi e movimenti, senza dimenticare la gente comune (in particolare nella messa in cui si è festeggiato anche il suo onomastico). Sarebbe stato bello vederlo qui nel grande Nord, che è sempre un po’ dimenticato da tutti i “grandi” (Presidente della Repubblica, Nunzio Apostolico e Ambasciatore Italiano compresi), ma non gli si poteva chiedere troppo… già il penultimo e l’ultimo giorno in Angola, lo abbiamo visto un po’ provato dalla fatica e dal clima pesante. La gente gli ha riservato una grande e calorosa accoglienza e lui ha invitato, stimolato, richiamato a una fede sempre più centrata su Gesù e il suo Vangelo, ciascuno secondo la sua propria vocazione. Unico “neo” quello di aver notato qualche “latinorum” di troppo nella celebrazione del Vespero e della Messa… ma questo, forse, non dipende dal Papa.

Don Alberto da Djamboutou, Nord Cameroun

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Attualità sociale in Camerun

Le piogge sono finite e i sei mesi della “stagione secca” sono cominciati: il verde che ci aveva finora circondato sta lasciando molto velocemente lo spazio al grigio del secco e della polvere della sabbia del Sahara mischiato al colore rossastro della latterite delle piste della savana. E’ questo anche il periodo della raccolta: quest’anno sembra buona, là dove non è stata rovinata dalla troppa acqua o dalla mancanza di concime.

A livello sociale e civile, sia in città che nei villaggi e con modalità diverse, mi sembra di leggere segnali contrastanti (mentre la corruzione e l’arricchimento di pochi a discapito di ciò che dovrebbe essere patrimonio e denaro pubblico, è ancora denominatore comune che mina le basi della società). Da un lato mi sembra di vedere segnali di progresso, ma questi convivono insieme ad altri di segno opposto: ad esempio, sono arrivati per la prima volta in città con grande sorpresa di tutti e continuano il loro buon lavoro, vari camion per la raccolta della spazzatura e la Comunità Europea insieme allo Stato Camerunese ha finalmente sistemato in modo egregio l’unica strada asfaltata che da noi raggiunge l’estremo nord, ma tutto questo sta insieme alla pessima condizione delle poche strade asfaltate di Garoua che è sempre più quella di un “groviera lunare”, così come lo sono alcune delle principali piste della brousse (rendendo così difficile il commercio tra città e villaggi); l’informatica avanza e sempre più gente ci studia e ci lavora, ma se esci di pochi chilometri dalla città trovi la maggior parte della gente che (soprav-)vive di agricoltura e che per preparare il campo usa una piccola zappa, così come per irrigare i propri campi attende l’arrivo della pioggia, perché solo in pochi si sono attrezzati con una motopompa adatta all’irrigazione; i raccolti di quest’anno per la maggior parte sembrano essere buoni, ma molti di essi sono stati rovinati dall’aver seminato troppo presto/tardi rispetto alla pioggia o dalla violenza della pioggia stessa o dal fatto che non è stato dato il concime, perché il suo prezzo (distribuito da un’unica Società, la Sodecoton, che è anche la Società che fa lavorare la gente per coltivare il cotone) diventa sempre più esorbitante, così come stanno lievitando considerevolmente i prezzi dei generi di prima necessità; anche la sanità totalmente a carico del cittadino rallenta le famiglie nel dare una pronta e adeguata cura a chi è malato, anche se sempre più gente capisce l’importanza di farsi curare; e anche la mancanza di università si fa sentire pesantemente sui giovani e sulla società in questa parte del paese.

Tutto questo crea una situazione per così dire “precaria”, fragile, come se fossimo costantemente sotto una grande spada di Damocle che ci può cadere sulla testa da un momento all’altro e che può rovinare ciò che faticosamente si è costruito e si sta costruendo.

Dentro tutta questa realtà devo dire che sono contento di dare il mio povero contributo da prete che annuncia il Vangelo di Gesù, cercando di capire ciò che gli sta attorno e di dare una testimonianza il più possibile incarnata e per questo credibile.

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Belle attività pastorali a Djamboutou

Domenica abbiamo concluso il “Lancement des activités des jeunes”, per intenderci la nostra “festa dell’oratorio” o meglio, l’apertura ufficiale delle attività parrocchiali per i giovani, visto che qui gli oratori non esistono: tre giorni belli, anche se un po’ faticosi per il “coadiutore” (…ma “Aumônier des jeunes” è più “solenne”!) che ormai non è più così “giovane”; ma è stato bello e insieme faticoso anche per il gruppo di giovani responsabili che hanno organizzato, vissuto e aiutato a vivere bene il tutto.

Questo ha permesso venerdì sera a tanti giovani della Parrocchia di apprezzare il film “Paul de Tars”, così come di offrire sabato mattina un pellegrinaggio a piedi verso la cappella di Pakete, un villaggio a 5 km. di distanza dalla città, con tre soste di meditazione a partire da un brano della lettera di san Paolo ai Galati. La stessa sera, un concerto di tre corali di giovani della nostra parrocchia e due danze etniche (quella dell’etnia Toupouri e quella dell’etnia Moundang) hanno tenuto alta la “tensione” della festa, che si è conclusa domenica mattina con una lunga (…non per colpa del celebrante!) messa parrocchiale, ben animata dai giovani stessi.

Su suggerimento del Papa, san Paolo sarà l’amico a cui chiederemo di darci una mano quest’anno nel nostro cammino alla sequela di Gesù. E’ per questo che: “Offrez à Dieu votre vie en sacrifice saint” (Rom. 12,1-2) è il tema che “legherà” e darà senso a tutte le attività che cercheremo di proporre attraverso la Pastorale dei giovani (in città e nei villaggi, con modalità diverse).

E’ stata anche una bellissima sorpresa quella che il Papa ci ha fatto nell’Angelus domenicale di annunciare che il suo primo viaggio apostolico in Africa farà tappa in Camerun nel marzo del prossimo anno (aggiungendo il provvidenziale: “a Dio piacendo”): non penso proprio che salirà fin dove siamo noi al Nord (anche perché il mese di marzo climaticamente è il mese più pesante da sopportare qui), ma visto che il programma non è ancora stato annunciato, possiamo sempre rimanere nella speranza di un’ulteriore sorpresa che sarebbe ancora più gradita!

don Alberto Dell’Acqua

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Concerto di beneficenza per i pozzi di Djamboutou

Il prossimo sabato 11 ottobre 2008 – ore 21.00 presso la Sala Consigliare del Comune di Villa Cortese si terrà il concerto: “Progetto della Solidarietà, Dalla musica classica alla canzone d’autore”, finalizzato a raccogliere fondi per costruire pozzi a Djamboutou, Cameroun, in una zona assetata e semidesertica. I villaggi interessati si chiamano: Ngoundjoumi, Wuro Ardo e Nakong.
Questi sono i musicisti che interverranno:
Chitarra classica: Claudio Dell’Acqua
Chitarra classica: Giorgio Borsani
Pianoforte a 4 mani: Cristiana Raimondi – Silvia Fignelli
Flauto traverso: Melania Ronzoni
Voce: Marco Travaini
L’ingresso è libero, all’uscita si chiederà una offerta libera a coloro che interverranno.

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Testimonianza dal Camerun

Djamboutou, 27.8.2008

Ciao!

Vi penso tutti impegnati nella grande sfida della ripresa dell’anno dopo le meritate vacanze e vi incoraggio ad affrontarla con serenità e coraggio, come ho cercato di fare anche io al mio rientro a Djamboutou. Devo dire che nella prima settimana ho fatto un po’ di fatica a “rimettermi in sesto” dopo i due mesi molto belli passati in Italia: avevo probabilmente dimenticato che ogni ripresa è sempre un po’ dura e non nascondo che si è fatta sentire anche un po’ di nostalgia, dopo l’”immersione italiana” in relazioni intense.

Fortunatamente le attività dell’estate djamboutina e, attraverso queste, l’incontro con i ragazzi, i giovani e la gente, hanno ben presto ristabilito le giuste prospettive e rinnovato la grinta:

- a partire dal Camp de l’Amitié 2008 in città, con circa 500 ragazzi iscritti, che ha rallegrato il quartiere tre pomeriggi alla settimana per 4 settimane. Ogni anno stiamo cercando, insieme agli animatori (erano una quarantina) e a tre seminaristi, di apportare qualche novità e miglioramento (quest’anno in particolare nelle “attività manuali e fisiche”: in queste attività ci ha dato una mano anche Alessia – una volontaria del Servizio Civile Internazionale legata al C.O.E. di Barzio – che tra qualche giorno rimpiangeremo perché al termine del suo mandato). Durante lo svolgimento del Camp de l’amitié c’è stato anche qualche mio momento di tensione con alcuni tra gli animatori più “anziani”: chi mi conosce e ha lavorato con me, sa che reagisco così quando mi trovo davanti a poca trasparenza o a troppo orgoglio. E’ costato un po’ a tutti il chiarimento che ho chiesto, ma ora sembra che le cose vadano meglio;

- sempre durante il Camp de l’Amitié ho organizzato e tenuto, con la collaborazione di Rachel, Odette, Odile e Guillaume (4 giovani animatori della città), la 3 giorni di formazione per gli animatori dei ragazzi (Cop’Monde) dei villaggi: 31 giovani che dai loro rispettivi villaggi sono arrivati in città e sono stati alloggiati nei dormitori e negli spazi parrocchiali. Con loro abbiamo vissuto insieme tre giorni fruttuosi (o così almeno si spera);

- anche l’Wuro Seyo 2008 (l’oratorio feriale a Nakong, uno dei miei villaggi), ha riscosso il solito successo di presenze, circa 250 ragazzi, e ha visto ancora una volta il pregevole lavoro educativo di 15 animatori del villaggio che l’hanno portato avanti praticamente da soli (li ho solo preparati con due pomeriggi di formazione – in cui abbiamo pensato insieme anche il programma – e poi li andavo a trovare nei pomeriggi che avevo liberi): proprio bravi e in gamba, non ho mancato di dirglielo a più riprese;

- anche i gruppi dei chierichetti di Djamboutou e dei settori Nakong / Banlieu Nord e Sud della parrocchia, hanno avuto la possibilità di avere i loro rispettivi ritiri spirituali: quest’anno non poteva che essere san Paolo (su suggerimento del Papa) ad aiutarci nella lettura, nella meditazione e nella preghiera a partire dalla Parola di Dio. I due ritiri sono stati ben partecipati (45 chierichetti a Djamboutou e 40 a Nakong), ma soprattutto ben vissuti. Solo il predicatore era quello che era…;

- ora sto preparando la sessione di formazione per i giovani responsabili dei gruppi di giovani dei villaggi e quella per i giovani responsabili delle C.E.V. (le 7 Comunità Ecclesiali Viventi – una per ogni grande quartiere della città – di cui è composta la nostra Parrocchia), dei gruppi e dei movimenti di giovani della città; oltre a tutto questo, mi preparo anche a rilanciare il nuovo anno pastorale alle porte.

Come vedete, non è che ce ne stiamo qui con le mani in mano: come lì da voi, cerchiamo di fare anche qui quello che possiamo, il meglio che ne siamo capaci.

In questo mese d’agosto non sono mancate poi le gradite visite di ospiti che hanno avuto la possibilità di vivere al nostro fianco tutto quello che sopra vi ho scritto: don Emilio, un giovane prete di Rho, insieme ad Andrea e Nicolò, due seminaristi (tutti e tre della Diocesi di Milano); Elisabetta e Laura, ospitate dalla CML (Comunità Missionarie Laiche), presente qui a Djamboutou attraverso Gabriella. Anche la casa del C.O.E., qui vicino a noi, ha ospitato e condiviso con noi la gioia di vari ospiti tra cui Daniele della Fondazione Lambriana che accompagnava Paolo, il simpatico giornalista del TG3, che ha avuto anche il coraggio di intervistarci e soprattutto di trasmettere quello che ha registrato qui da noi! Così come ho avuto il piacere di conoscere Chiara – medico di professione – e una giovane coppia di Firenze venuta con l’intenzione di verificare la possibilità di condividere qui qualche anno della loro vita al servizio delle attività del C.O.E. …

Per quanto riguarda il clima, devo dire l’esatto contrario di quello che dicevo l’anno scorso, in cui praticamente abbiamo sofferto la siccità con le sue relative conseguenze: quest’anno la mia mamma (ha imparato questo dalle sue suore quando andava all’Asilo) i cento “Gloria al Padre…” da rivolgere – mi pare – a san Giuseppe, deve invece dirli per far smettere la pioggia, continua e violenta, che rischia ora di rovinare comunque i raccolti, così come i boukarou (le capanne in cui vive la gente dei villaggi) o le case: ogni giorno crolla qualche muro con pericoli anche per la vita della gente, soprattutto per i bimbi. Come vi scrivevo altre volte, qui l’equilibrio anche delle forze della natura è sempre difficile: prevalgono sempre gli estremi!

Alle Associazioni e all’Amministrazione di Villa Cortese che ha scelto per il “Progetto Solidarietà 2008” di darmi una mano per i pozzi in alcuni villaggi, scrivo che sono stati terminati quello di Ngoundjoumi e quello ci Wuro Ardo e ora siamo alle prese con il forage di Nakong (non previsto), la cui pompa si è rotta. Invierò presto fotografie e documentazione dei vari lavori, come promesso.

Auguro una buona ripresa a tutti, pensando in particolare a chi tra voi ha qualche fatica o sofferenza da affrontare.

Un abbraccio!

Don Alberto dell’Acqua, fideidonum ambrosiano

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La sfida di essere cristiano

Pubblico con gioia questa bella testimonianza di don Alberto Dell’Acqua, mio amico e compagno di messa, non perdetevela.

A pochi giorni dalla mia ri-partenza per il Camerun (2 luglio p.v.), mi sono concesso uno stacco e dei giorni di preghiera al C.U.M. (Centro Unitario Missionario) di Verona, il luogo che 3 anni fa mi aveva ospitato per il mese di preparazione culturale e spirituale all’Africa.

Questa pausa mi ha offerto la possibilità di ripercorrere i due anni trascorsi nella nuova Parrocchia di Djamboutou – Garoua e anche i due mesi di questa mia prima vacanza italiana.

Mi sembra di poter rileggere l’esperienza che sto vivendo, attraverso l’immagine della “SFIDA”. Intendiamoci subito bene, però: non la “sfida” di quello che nell’immaginario collettivo (e falsato) è la figura del “missionario-eroe” che passa tutto il giorno a lottare contro chissà chi e chissà cosa o a compiere chissà quali imprese leggendarie, che solo lui può realizzare e solo in queste terre lontane e misteriose si possono compiere. Niente di tutto questo! E’ invece quella che intendo come la continuazione della “sfida” di ESSERE CRISTIANO e per me di esserlo da PRETE, una sfida che vale sempre e ovunque: l’ho vissuta nei 7 anni di Gallarate e nei 7 anni monzesi e ora, con sottolineature differenti, ma con un denominatore comune, la sto vivendo là; e questa è anche la sfida che ciascun cristiano, di qualsiasi tempo e di qualsiasi parte del mondo, è chiamato a vivere.
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