Secondo Benedetto XVI, questo è l’anelito di fondo del Concilio Vaticano II.
“La Chiesa dev’essere povera e libera per riuscire a parlare all’umanità contemporanea”. Così, citando il predecessore Paolo VI, Benedetto XVI ha ricordato l’importanza della Chiesa nella salvezza dell’umanità e l’esigenza di stabilire un rapporto di conoscenza e amore con la società, nell’omelia della messa che ha presieduto a Brescia, nel cuore della diocesi dove nacque nel 1897 Papa Giovan Battista Montini.
Nel video possiamo ascoltare la voce di Benedetto XVI che ricorda così papa Paolo VI: “Egli ha dedicato tutte le sue energie al servizio di una Chiesa il più possibile conforme al suo Signore Gesù Cristo, così che, incontrando lei (la chiesa), luomo contemporaneo possa incontrare Lui, Cristo, perché di Lui ha assoluto bisogno. Questo è l’anelito di fondo del Concilio Vaticano II”.
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Il papa a Brescia: Paolo VI volle la chiesa povera e libera
Benedetto XVI: accogliere i migranti, ripensare la società
Accogliere i migranti, non rifiutarli
Il fenomeno mondiale migratorio può diventare condizione favorevole per la comprensione tra i popoli e per la costruzione della pace e di uno sviluppo che interessi ogni Nazione. Lo ha notato Benedetto XVI nel discorso ai partecipanti al convegno del Pontificio consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti su questo tema. Le migrazioni invitano a mettere in luce l’unità della famiglia umana, il valore dellaccoglienza, dell’ospitalità e dell’amore per il prossimo. Per essere accoglienti i cristiani sanno di dover essere disponibili all’ascolto della Parola di Dio, che chiama a imitare Cristo e a restare uniti a Lui. Solo in tal modo essi diventano solleciti nei confronti del prossimo e non cedono mai alla tentazione del disprezzo e del rifiuto di chi è diverso.
L’accoglienza infine invita a ripensare criticamente l’attuale modello di società, basato solo sui valori materiali.
Benedetto XVI ha ricordato don Ruggero Ruvoletto nell’angelus
ROMA.- Papa Benedetto XVI ha ricordato nell’angelus domenicale di oggi i missionari rapiti, uccisi, perseguitati nel loro lavoro, ed ha chiesto a tutti i cattolici un sostegno per quanti portano il cristianesimo nel mondo.
”In questa Giornata Missionaria Mondiale – ha detto Ratzinger – voglio ricordare i missionari e le missionarie, sacerdoti, religiosi, religiose e laici volontari, che consacrano la loro esistenza a portare il Vangelo nel mondo, affrontando anche disagi e difficolta’ e talvolta persino vere e proprie persecuzioni. Penso, tra gli altri, a don Ruggero Ruvoletto, sacerdote fidei donum, recentemente ucciso in Brasile, al padre Michael Sinnot, religioso (irlandese), sequestrato pochi giorni fa nelle Filippine”.
”E come – si e’ chiesto – non pensare a quanto sta emergendo dal Sinodo dei Vescovi per l’Africa in termini di estremo sacrificio e di amore a Cristo e alla sua Chiesa?”. I vescovi africani avevano denunciato giorni fa la crocifissione di cinque cristiani in Sudan, a cui si aggiungono altri otto cattolici uccisi in differenti modi.
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Messaggio di Benedetto XVI per la giornata missionaria mondiale 2009
“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21, 24)
In questa domenica, dedicata alle missioni, mi rivolgo innanzitutto a voi, Fratelli nel ministero episcopale e sacerdotale, e poi anche a voi, fratelli e sorelle dell’intero Popolo di Dio, per esortare ciascuno a ravvivare in sé la consapevolezza del mandato missionario di Cristo di fare “discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), sulle
orme di san Paolo, l’Apostolo delle Genti.
“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24). Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento.
Dobbiamo sentire l’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio.
È in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi in tutto il mondo operano, si affaticano, gemono sotto il peso delle sofferenze e donano la vita. Riaffermo con forza quanto più volte è stato detto dai miei venerati Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo. Noi non chiediamo altro che di metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché crediamo che “l’impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo… è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi, 1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza” (Redemptoris missio, 2).
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L’economia e la finanza etica nell’enciclica di Benedetto XVI
L’economia ha bisogno dell’etica come dimostrano l’imporsi di una finanza etica e dei sistemi di microcredito e microfinanza. Negli interventi per lo sviluppo va messa al primo posto la centralità della persona umana, mentre gli organismi internazionali devono interrogarsi sull’efficacia dei loro stessi apparati di cooperazione rispetto ai fini che perseguono. È uno dei passaggi centrali della nuova enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, pubblicata oggi e firmata dal Papa nei giorni scorsi.
Benedetto XVI: Orientare al bene comune l’economia
L’economia di mercato porta al progresso economico e civile solo se orientata al bene comune.
Lo ha ribadito Benedetto XVI, nel discorso alla Fondazione Centesimus Annus che ha svolto ieri un convegno sui modelli di sviluppo economico e sociale. La libertà nel settore dell’economia deve inquadrarsi in un contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e in una visione di libertà responsabile il cui centro è etico e religioso. Il Papa ha auspicato che si arrivi ad una visione dell’economia rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli. E riferendosi alla sua prossima Enciclica dedicata proprio al vasto tema dell’economia e del lavoro, Benedetto XVI ha reso noto che lì verranno posti in evidenza i valori da difendere per realizzare una promozione umana veramente libera e solidale.
Benedetto XVI: i laici corresponsabili della missione della Chiesa
ROMA, mercoledì, 27 maggio 2009 (ZENIT.org).- I laici non possono più essere considerati “collaboratori” del clero ma devono essere visti come “corresponsabili” della missione della Chiesa, affermó Benedetto XVI martedì pomeriggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione dell’apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma che ha per tema “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale”.
Nel suo indirizzo di saluto, il Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha detto “Vogliamo domandarci quanto questa verità di fede sia sentita e praticata dai fedeli, particolarmente dai laici, e quanto la loro appartenenza ecclesiale sia aperta alla corresponsabilità pastorale”, ha poi continuato. Infatti, ha affermato, il mandato missionario di Gesù “non ci lascia tranquilli davanti alle attese degli uomini e delle donne del nostro tempo”.
Nel suo intervento, il Papa ha richiamato i frutti del Concilio Vaticano II, ma allo stesso tempo ha sottolineato come la sua ricezione non sia avvenuta sempre senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione, mentre c’è stata la tendenza a identificare la Chiesa con la gerarchia.
In particolare, ha messo in guardia contro una visione puramente sociologica della nozione di Popolo di Dio, avvertendo che il Concilio non ha voluto una rottura, un’altra Chiesa, “ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio”.
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Il papa chiede ai vescovi peruviani di promuovere la missione continentale
Il Santo Padre Benedetto XVI accogliendo i vescovi peruviani in visita “ad limina apostolorum” ha invitato a promuovere con tutte le forze la missione continentale, “Non per timore al futuro, ma perché la Chiesa è una realtà dinamica.
Ecco questo paragrafo missionario nella lingua originale in cui è stato pronunciato:
La unidad auténtica en la Iglesia es siempre fuente inagotable de espíritu evangelizador. En este sentido, sé que estáis acogiendo, en vuestros programas pastorales, el impulso misionero promovido por la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe, celebrada en Aparecida, y especialmente la “Misión continental”, con vistas a que cada fiel aspire a la santidad tratando personalmente con el Señor Jesús, amándolo con perseverancia y conformando la propia vida con los criterios evangélicos, de modo que se creen comunidades eclesiales de intensa vida cristiana. Ciertamente, una Iglesia en misión relativiza sus problemas internos y mira con esperanza e ilusión al porvenir. Se trata de relanzar el espíritu misionero, no por temor al futuro, sino porque la Iglesia es una realidad dinámica y el verdadero discípulo de Jesucristo goza transmitiendo gratuitamente a otros su divina Palabra y compartiendo con ellos el amor que brota de su costado abierto en la cruz (cf. Mt 10,8; Jn 13,34-35; 19,33-34; 1 Co 9,16). En efecto, cuando la belleza y la verdad de Cristo conquistan nuestros corazones, experimentamos la alegría de ser sus discípulos y asumimos de modo convencido la misión de proclamar su mensaje redentor. A este respecto, os exhorto a convocar a todas las fuerzas vivas de vuestras Diócesis, para que caminen desde Cristo irradiando siempre la luz de su rostro, en particular a los hermanos que, tal vez por sentirse poco valorados o no suficientemente atendidos en sus necesidades espirituales y materiales, buscan en otras experiencias religiosas respuestas a sus inquietudes.
Puoi leggere anche il discorso completo in Spagnolo.
Vicenzo Bellomo: Belén espera al papa con gran entusiasmo
Una gran espera se vive en estas horas por la Santa Misa que el Papa celebrará el 13 de mayo en la Plaza del Pesebre de Belén. Vicenzo Bellomo, laico fidei donum de la diócesis italiana de Mazara del Vallo, está aquí desde hace tres años como responsable de los proyectos de asistencia social de la Custodia de Tierra Santa en el territorio de Belén.
“La visita a Belén -explica- es la visita a un territorio cerrado y rodeado, de aquí sólo se puede salir con los permisos. Es un poco como visitar a los encarcelados, aunque se trate de un sitio muy especial”.
“Hay una espera muy hermosa – relata Bellomo- con un gran entusiasmo y una gran confianza en este Papa, que consigue venir Tierra Santa al principio de su pontificado. Se esperan de él palabras de verdad muy fuertes sobre Gaza y sobre la situación de los cristianos aquí”.
Actualmente en el territorio de Belén viven alrededor de 15.000 cristianos, de los cuales 6.000 son latinos, es decir, católicos.
“Los problemas económicos son relevantes -explica Bellomo – porque Belén ha sido siempre satélite de Jerusalén desde el punto de vista laboral; los trámites para los permisos necesarios son tan complicados, que incluso quienes no han perdido el trabajo tras la segunda Intifada han tenido que renunciar, con graves repercusiones para la situación de las familias”.
En los últimos tiempos, sin embargo, se advierten algunas señales de recuperación: “las peregrinaciones han vuelto a empezar y se han reavivado, en consecuencia, las actividades ligadas a la acogida de los peregrinos y al artesanado con madera de olivo, que son los únicos recursos del territorio”.
Bellomo espera que la gran esperanza de los palestinos, también de los no cristianos, por la visita del Santo Padre no sea desilusionada por los pocos sitios disponibles para participar en las celebraciones.
“La Plaza del Pesebre -explica- no puede acoger a más de 5.000 personas, es decir una tercera parte de los cristianos, sin tener en cuenta a los musulmanes y los judíos que también habrían querido estar presentes. En la misa de Jerusalén, además, muchos sitios han sido reservados para las delegaciones extranjeras pero éstas, a diferencia de los palestinos, pueden encontrar al Papa en otras ocasiones”.
Bellomo quiere dirigir un agradecimiento especial a Benedicto XVI “por su valor al emprender esta visita en un momento en el que, por muchas razones, parecía desaconsejable”.
Benedetto XVI: l’identità missionaria del presbitero nella Chiesa
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO
Sala del Concistoro
Lunedì, 16 marzo 2009
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio!
Sono lieto di potervi accogliere in speciale Udienza alla vigilia della partenza per l’Africa, ove mi recherò per consegnare l’Instrumentum laboris della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo per l’Africa, che si terrà qui a Roma nel prossimo ottobre. Ringrazio il Prefetto della Congregazione, il Signor Cardinale Cláudio Hummes, per le gentili espressioni con cui ha interpretato i comuni sentimenti. Con lui saluto tutti voi, Superiori, Officiali e Membri della Congregazione, con animo grato per tutto il lavoro che svolgete a servizio di un settore tanto importante della vita della Chiesa.
Il tema che avete scelto per questa Plenaria – «L’identità missionaria del presbitero nella Chiesa, quale dimensione intrinseca dell’esercizio dei tria munera» – consente alcune riflessioni per il lavoro di questi giorni e per i frutti abbondanti che certamente esso porterà. Se l’intera Chiesa è missionaria e se ogni cristiano, in forza del Battesimo e della Confermazione, quasi ex officio (cfr CCC, 1305) riceve il mandato di professare pubblicamente la fede, il sacerdozio ministeriale, anche da questo punto di vista, si distingue ontologicamente, e non solo per grado, dal sacerdozio battesimale, detto anche sacerdozio comune. Del primo, infatti, è costitutivo il mandato apostolico: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15). Tale mandato non è, lo sappiamo, un semplice incarico affidato a collaboratori; le sue radici sono più profonde e vanno ricercate molto più lontano.
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