Mi è piaciuto molto il commento ai capitoli 3-8 di 1Sam fatto recentemente da Moni Ovadia nella trasimissione radiofonica “Uomini e profeti“.
Riporto alcuni appunti che ripropongono la freschezza del parlato e l’intensità dei contenuti.
Noi continuiamo a definire Dio, ma il fideismo cieco in un oggetto non serve a niente. Neanche l’arca è il Signore.
C’è una dimensione del divino che nella sua onnipotenza ha accettato di lasciare spazio all’uomo e di ritrarsi.
La libertà è rischio.
Si può idolatrizzare anche il Santo Benedetto.
Noi continuiamo a definire Dio. Abbiamo reso presente quello che è nella dimensione del futuro. “Sarò Colui che sarò”.
L’identità spirituale del monoteismo è una ricerca continua.
Dio è disposto ad abbandonare il suo popolo se serve per fargli capire, ma non è disposto ad accettare gli idoli.
Che cos’è il Dio di Israele? Io sono la libertà assoluta, che libera da tutti gli egitti.
I monoteismo è inconciliabile radicalmente sia con il potere verticistico sia con i nazionalismi.Il monotesimo risponde all’idolatria con la libertà.
Le comunità religiose che usano i testi sacri per difendere il potere hanno preso una strada luciferina.
Costa caro essere liberi, ma bisogna pagare il prezzo.
La grande sfida è viver da stranieri fra gli stranieri nella tua terra praticando l’economia di giustizia.
Commenti recenti