L’ultimo libro del card. Martini

L´ex arcivescovo di Milano e il suo ultimo libro. Dove confessa le difficoltà con Dio e il sogno di una Chiesa lontana dai potenti
MARCO POLITI – fonte: La repubblica
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Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: «Perché non ci dai idee migliori?
Perché non ci rendi più forti nell´amore e più coraggiosi nell´affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?». Oggi, entrato in uno stato d´animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell´ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i “Colloqui notturni a
Gerusalemme
, appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo
testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo».
Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l´ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l´interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare.
Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?
Poi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI´ a Dio».
Però, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà».
I discorsi di Gerusalemme sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all´alba.
C´è stato un tempo – racconta – in cui «ho sognato una Chiesa nella povertà e nell´umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che da coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi
non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa».
Eppure a ottantun anni il cardinale, grande biblista, non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. È essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro. Il celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall´estero non è una soluzione. «La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (cioè uomini sposati di provata fede, ndr) va
discussa». Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa.
Ricorda che il Nuovo Testamento conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di donne – sacerdote (avversate dal Vaticano). «Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti».
Sul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l´unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere tabù, cristallizzatisi con Paolo VI, Wojtyla e di Ratzinger. «Purtroppo l´enciclica Humanae Vitae ha provocato anche sviluppi negativi. Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari». Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli anticoncezionali. «Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia». A quarant´anni dall´enciclica, dice Martini, si potrebbe dare un «nuovo sguardo» alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobra nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può «indicare una via migliore dell´Humanae Vitae». Il Papa potrebbe scrivere una nuova enciclica. E l´omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell´antichità. Poi aggiunge delicatamente: «Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli». Troppe volte, soggiunge, la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione.

C´è un filo rosso che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme.
I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una «coscienza sensibile».

E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere.
«Dio non è cattolico», era solita esclamare Madre Teresa. «Non puoi rendere cattolico Dio», scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. «Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo».
Dio non si lascia addomesticare.
Se questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un´altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa. «Lasciati invitare ad una preghiera con lui – suggerisce con mitezza Martini – portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell´estraneo».
Per il cardinale la grande sfida geopolitica contemporanea è lo scontro delle civiltà. Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani – si chiede Martini – e come fare per capirsi? Tre sono le
indicazioni. Abbattere i pregiudizi e l´immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul Corano. Studiare le differenze. Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l´Islam in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo.
La regola aurea del cristiano – Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un testamento spirituale – è «Ama il tuo prossimo come te stesso». Anzi, spiega con la precisione dello studioso della Bibbia, Gesù dice di più: «Ama il tuo prossimo perché è come te». Da lì sorge l´imperativo a praticare giustizia. È terribile, insiste Martini, invocare magari Dio nella costituzione europea, e poi non essere coerenti nella giustizia. E qui il cardinale di Santa Romana Chiesa tira fuori il Corano e legge la splendida sura seconda. Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a oriente o a occidente. Giusto è colui che crede in Allah e nell´Ultimo Giudizio. Giusto è colui che «pieno di amore dona i suoi averi
ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini». Chi fa l´elemosina e riscatta gli incarcerati. «Costui è giusto e veramente timorato di Dio».
Poi torna riflettere sull´Al di là. C´è l´Inferno? Sì. «Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti». E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l´immagine del
Purgatorio è un segno per dire: «Anche se tu hai prodotto tanto inferno (sulla terra) forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito».

Non finirebbero mai i discorsi notturni di Gerusalemme. Lo si capisce dall´andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal Parkinson. A chi lo ascolta, lascia questo segnale: «Possiamo anche lottare
con Dio come Giacobbe, dubitare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio».

P.S.In ottobre è uscito un nuovo libro del card. Martini, Paolo VI uomo spirituale, vedi recensione.

9 Commenti »

  1. Salvuspater detto

    Mi domando: ma il signor Carlo Maria Martini è cattolico? Sembra di sentir parlare Fausto Bertinotti! Caspita, complimenti! Cosa ci sta a fare ancora nella Chiesa se non condivide nulla della Chiesa? Mistero della fede….

  2. donambro detto

    Stimatissimo lettore,
    non credo che spetti a nessuno di noi in particolare il compito di definire la cattolicità di una persona;
    come credenti e battezzati invece dobbiamo filiale rispetto e ascolto obbiediente al magistero dei pastori.
    Inoltre, per placare i suoi dubbi e vincere i pregiudizi, la invito a leggere il libro citato, nel quale incontrerà il profondo e radicato amore del card. Martini alla Chiesa.

  3. Salvuspater detto

    La ringrazio per la sua risposta che mi ha rallegrato.
    Condivido la sua posizione, so bene che il cardinal Martini ama la Sua Chiesa al punto da pregare per Essa perchè la considera ormai vecchia.
    Il card. Martini crede che le idee del Magistero siano pessime. Infatti chiede a Dio: perchè non ci dai idee migliori?
    Dunque, secondo il Martini la Chiesa in questi anni si è separata dallo Spirito del Concilio per ricadere in una sorta di invecchiamento spirituale, (soprattutto poi con questo papa che addirittura ripropone la Messa in latino! Figuriamoci!)
    Secondo il cardinale, la Chiesa dovrebbe concedere spazio a persone che la pensano “più in là”…
    che significa “la pensano più in là”?
    Più in là di cosa? Della Chiesa stessa?
    La Chiesa è vecchia, secondo Martini, perchè si auspica una Chiesa più giovane. La Chiesa dovrebbe avere il coraggio di una nuova riforma, perchè secondo lui le cose non stanno andando bene. Ma che cosa non va bene? Eppure il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sono esattamente fedeli allo spirito del Vangelo! In cosa dovrebbe riformarsi dunque la Chiesa?
    Il cardinale ce lo dice subito dopo, non solo elogiando Martin Lutero (capo della protesta contro la Chiesa), ma anche dando la possibilità ai preti di sposarsi! Ma c’è di più!! Vuole che anche le donne possano accedere al sacerdozio!
    E così il Magistero di Benedetto XVI va a farsi friggere in padella!
    L’amore per la Chiesa si manifesta con l’obbedienza, così mi ha insegnato il Vangelo.
    Purtroppo c’è la moda di ritenere l’eresia come “profezia”, e questo dà adito a sbandamenti.
    Paolo VI affermò già nel lontano 1972 che il fumo di satana era entrato nella Chiesa. Non so, per me Paolo VI era un grande profeta.
    L’ultima rilfessione – se mi permette – la faccio su una sua affermazione: certamente noi dobbiamo filiale rispetto e ascolto obbediente ai nostri pastori, ma non al “loro” personale magistero, sebbene rispettabilissimo ma pur sempre soggettivo, ma al Magistero della Chiesa.
    E’ una cosa molto diversa.

  4. Salvuspater detto

    Scusi, dimenticavo una cosa:
    certamente non spetta a noi il compito di definire la cattolicità di una persona. Ma il cardinale Martini ha osato addirittura asserire che Dio non è cattolico. Beh, se Dio non è cattolico, allora non è cattolico nemmeno Martini!

  5. donambro detto

    Stimato commentatore, vedo che ha confuso il card. Martini con “il fumo di satana”, per usare sue parole che non condivido perché, come le ripeto, dimostrano mancanza di rispetto verso un pastore e maestro, che sta vivendo la promessa di Gesú: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”.
    In quanto al merito, invece le raccomando i porre attenzione a non far slittare l’oggetto dell’atto di fede dalla Rivelazione di Dio alle determinazioni pastorali del magistero ordinario. La fede cristiana va diritta alla Trinità Divina, e non alla forma di celebrazione della messa, che ha subito diverse riforme nel corso dei secoli.
    Infine mi permetto di ricordarle che è compito del magistero che lei vorrebbe difendere definire ortodossia ed eresia. Nessun papa ha definito martini eretico, lei sí nelle righe qui sopra. Chi dei due dunque “è al di là della chiesa stessa”?

  6. Salvuspater detto

    Egregio Donambro,
    non mi sembra di aver affermato che Martini si possa identificare con il “fumo di satana”, espressione usata non da me ma da una più Autorevole Voce.
    Ho solo affermato che il Papa Paolo VI fu un grande profeta.
    Le parole di Gesù che Lei ha usato a difesa del cardinal Martini, non mi sembrano idonee per il caso in questione: infatti il Signore Gesù afferma che “diranno male contro di voi PER CAUSA MIA”. Nel caso del pastore Martini, non possiamo certamente dire che l’ex cardinale stia subendo attacchi a causa di Cristo… anzi, è molto ben visto dagli atei e dai militanti del relativismo, come Cacciari, Eugenio Scalfari e la maggiorparte del cosiddetto “Mondo laico” di sinistra che da sempre è impegnato nella lotta per la liberazione dell’Europa dalla “dominazione oscurantista” della Chiesa Cattolica e – ovviamente – del Papa.

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    La fede cristiana va dritta alla Trinità, certamente come Lei mi insegna giustamente, ma con la mediazione della Chiesa.
    Sant’Agostino affermava: “Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica” (CCC 119)

    Inoltre mi pare opportuno ricordare che il rispetto che si deve ad una persona importante come l’ex cardinale Martini, non ci esonera dal valutare e discernere se ciò che dice è in conformità con la dottrina della Chiesa e con la Verità che Essa professa.

    Esiste una sorta di mentalità “politicamente corretta” che tende ad identificare la persona con le sue parole e i suoi stessi atti: per cui, per evitare ogni forma di razzismo verso la persona, si preferisce non giudicare i suoi atti o le sue azioni.
    Non è forse questa l’ideologia dominante secondo cui, per rispetto agli omosessuali (persone rispettabilissime), si cerca di rendere eticamente, legalmente e socialmente accettabili i loro atti (intrinsecamente disordinati)?
    Purtroppo – o per fortuna – la persona non si identifica con i suoi atti nè con le sue parole: per questo motivo, la Chiesa, nella sua sapienza materna, ha parole d’amore verso i peccatori e parole di condanna verso il peccato.

    Il giudizio negativo nei confronti della poca ortodossia cattolica di Martini non intacca assolutamente l’atteggiamento di rispetto dovuto alla sua stimatissima persona.

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    La riforma della Messa non è stata oggetto delle mie riflessioni, se Lei si riferisce ad episodi diversi e recenti, che hanno visto nuovamente conservatori e progressisti alla ribalta, questo è un altro argomento.

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    E’ vero che nessun Papa ha definito Martini eretico, ci mancherebbe altro.
    Tuttavia il card. Biffi, analizzando alcuni pensieri di Chesterton, afferma che
    “E’ DIFFICILE DIVENTARE ERETICI ed è straordinariamente paradossale che anzi, oggi, praticamente non ci siano più eretici e questo perché va sbiadendosi il confine tra l’ortodossia e l’eterodossia e, incomprensibile è che oggi nessuna asserzione è più condannabile, di conseguenza viviamo nel paradosso che pur vivendo in una epoca culturalmente eretica, l’eretico non esiste più….

  7. Salvuspater detto

    Carissimo Padre Ambrogio,
    sono felice di apprendere dal suo blog che Lei è sacerdote, ordinato proprio dal cardinal Martini a Milano.
    Capisco adesso i suoi interventi – anche se, a dir il vero, avevo immaginato ci fosse un legame particolare con il Card. Martini da parte Sua.
    Con tutta franchezza e con sincero spirito cristiano mi permetto di evidenziare lo scopo delle mie riflessioni. Ritengo infatti che nonostante si possa amare una persona in modo particolare, tale amore non deve impedirmi di discernere la Verità dall’errore, o dal ritenere l’ortoprassi superiore all’ortodossia; ma deve aiutarmi ad aprire il mio cuore alla Verità tutta intera, e a pregare affinchè anche coloro che io amo possano “rimanere nella Verità”.

    L’affetto comprensibile verso un Vescovo o un Papa, non deve condizionare il discernimento del cristiano che, al di là dell’amore e dell’affetto, deve vagliare ogni cosa secondo il criterio indefettibile del Magistero della Chiesa.
    Quanti applausi per il compianto Papa Giovanni Paolo II da parte di tanti cristiani per la Sua affabilità e dolcezza, e quanto poco invece è amato il Papa Benedetto XVI per il Suo spiccato amore verso la Verità, osteggiato e criticato proprio da tanti cristiani…

    Penso che il cristiano non dovrebbe attaccarsi a questo o a quel Pastore del momento storico che attraversa, ma deve guardare ai Pastori come Portatori del messaggio cristiano, che è certamente gioia ma anche “spada”, letizia ma anche “croce e scandalo per il mondo”.

    E’ vero che non spetta a noi il giudizio sul comportamento cristiano di questo o quel pastore, come di nessun altro uomo; tuttavia spetta a noi cristiani “discernere e valutare ogni ispirazione per saggiare se proviene veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo” (1Gv 4,1).

    Alcune affermazioni dell’ultimo Martini – purtroppo e con gran dolore da parte mia e di molti altri cristiani – rischiano di confondere la fede dei semplici, e di dare scandalo non al mondo, ma ai cristiani.
    Non si tratta di attacco alla persona di Martini, nostro Vescovo Pastore, al quale, verso la Sua persona, va tutto il nostro affetto; ma di un prendere atto che senza un punto di riferimento solido dottrinale, ancorato alla Tradizione della Chiesa e all’ortodossia della fede cattolica, si rischia di essere strumenti di secolarizzazione e non di Cristo.

    Come mai il card. Martini è ammirato molto dai comunisti e dagli atei?
    Non di certo perchè i comunisti o gli atei si stanno convertendo, ma perchè forse Martini – suo malgrado – sta affermando idee in perfetta sintonia con quelle dei comunisti o degli atei.

    Nel movimento ideologico del ‘68, molti sono stati i preti cosiddetti “operai” che si sono spogliati del loro abito e del loro ministero, per abbracciare un cristianesimo filomarxista, con gravi danni alla Chiesa e al mondo intero.

    Dispiace dirlo, ma anche Martini, particolarmente in questo ultimo periodo, sta remando contro la stessa Chiesa che Egli in un certo senso ancora rappresenta.
    Non mi dica che non è vero, perchè è così.
    Non ho mai smesso di pregare per il card. Martini, cosa che immagino stia facendo anche Lei. Tuttavia la mia preghiera non mi impedisce di vedere ciò che non va, e di invitare al discernimento di ogni cosa.
    A presto,
    Salvatore

  8. donambro detto

    Signor Salvatore,
    Certamente come dice lei sono legato a Martini da rispetto e obbedienza che gli ho promesso, e non solo formalmente, al momento dell’ordinazione. Questo però non vuol dire essere parziali: ad esempio in questo blog trova molti più riferimenti al magistero di Benedetto XVI. Solamente una riduzione sommaria può metterli in alternativa.
    Mi sembra giusto applicare al magistero l’ermeneutica della continuità. Se ci fosse discontinuità o addirittura eresia come lei denuncia nel magistero del card. Martini, penso che la congregazione per la dottrina della fede ci avviserebbe come ha fatto nel caso di molti teologi.
    La domanda che vorrei farle è invece questa: da lontano (sono in missione in Perú) non capisco perchè nella chiesa italiana è entrato il virus delle scomuniche reciproche tra fazioni (ne trovo continuamente nei blog che leggo). Non sarebbe più utile all’evangelizzazione dedicare il nostro tempo a qualcosa di più costruttivo che mettere in piazza liti di famiglia? (Che spettacolo penoso stiamo dando!)
    So che lei non si iscriverà mai in facebook al gruppo “Amici del card. Martini”, ma non capisco perchè non impegna il suo tempo in internet a diffondere temi positivi invece che critiche salate ed un po’ esagerate.

  9. Salvuspater detto

    La ringrazio don Ambrogio per la sua cortese risposta.
    Il fatto che lei sia in Perù quale strumento di evangelizzazione mi rallegra molto, e sappia che da oggi la ricorderò quotidianamente nelle mie preghiere, affinchè il Signore possa usarla secondo la Sua Volontà, concedendole tanta forza e pace nelle varie difficoltà di questa importante missione.

    Mi permetto inoltre di farle sapere che non mi dedico “solo” a critiche verso questo o quel personaggio… ma attraverso internet trovo momenti “opportuni e inopportuni” per diffondere la bellezza del cammino cristiano unitamente alla necessità di fare apologetica. Trovo che i percorsi del “cammino spirituale” e “dell’apologetica” siano molto importanti e vadano di pari passo, soprattutto in Italia, dove si vive attualmente un periodo di grande ribellione verso il cristianesimo, giudicato di ostacolo al progresso e al vero umanesimo.

    L’ apologetica fatta attraverso un cammino di aderenza alla voce del Papa e di riscoperta della storia gloriosa della Chiesa, è indispensabile per poter vivere pubblicamente e gioiosamente la propria fede, con coraggio, soprattutto in tempi come i nostri in cui la fede viene vista (in Italia e in Europa) come una devozione da relegare nell’ambito privato, e che non deve influire nelle scelte di vita, quanto meno in politica.

    Lei in Perù vivrà forse altri problemi, ma mi creda: qui in Italia la situazione della fede è sul filo del rasoio.
    Molti cristiani scelgono di dare una “botta al cerchio e una alla botte”, per cercare di superare certi ostacoli, ma così facendo finiscono per – ahimè – “mondanizzare” il messaggio cristiano in nome del dialogo, oggi tanto di moda e tanto osannato… (non c’è polemica in me, ma una triste constatazione che mi suscita un certo rammarico)

    Saprà certamente della lettera del Papa successiva all’episodio della revoca della scomunica ai lefebvriani. Ebbene, è proprio il Papa per primo che si rammarica di un certo atteggiamento di tanti cristiani (anche ministri ordinati) che preferiscono evangelizzare viaggiando su strade che si rivelano essere quasi sempre in senso opposto rispetto a quelle del Papa stesso, in nome di una (errata) interpretazione dell’ultimo Concilio.

    Non sarò io certamente a evidenziare questo aspetto, mi auguro e sono sicuro che lei sa benissimo di cosa sto parlando.
    Spero ogni bene per lei e per il suo apostolato. Il Cuore Immacolato di Maria sia sempre suo rifugio in ogni necessità spirituale e materiale.
    Dio la benedica.
    Salvatore

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